Italo Bressan - 2004
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       Italo Bressan per Copernico

    "Senza titolo" – Tecnica mista, inchiostro di china e acrilico su carta - misure diverse 

    Esemplari unici. Realizzati nel novembre 2004.

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    Nasce a Vezzano (TN) il primo maggio 1950. Vive e lavora a Trento e Milano. Attualmente è titolare di pittura all'Accademia di Brera a Milano.

    Principali esposizioni personali:

    1974 Studio Modern Art (Milano) 1978 Studio Ennesse (Milano) 1981 Galleria Zona (Firenze) 1982 Galleria Lorenzelli (Milano) 1985 Galleria Pero (Milano) 1986 Galleria Meta (Bolzano) 1988 Galleria Stevens (Padova) 1990 Galerie Am See (Zug) 1990 "Profili - Bressan", Galleria Civica (Modena) 1991 Gran Palais Decouvertes (Parigi) 1992 Galerie Kreiter Kuhnt (Mainz) 1993 Galleria Zellweger (Basilea) 1996 Galleria Civica d'Arte Contemporanea (Trento) 1997 Galleria Northburga (Innsbruck) 1998 Galleria Unter Turm (Stuttgard) 2000 Galleria Arte 92 (Milano) - Galleria d'Arte Il Cenacolo (Trento) 2001 Università degli Studi – Facoltà di Economia (Trento) 2004 Galleria Arte 92 (Milano) 2004 Palazzo Libera (Villa Lagarina).

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    Al McDonald’s di Piazza Duca d’Aosta, davanti a Centrale, servono cheeseburger e patatine annaffiate con Coca Cola. Non è facile pensare ad altro mentre schivi le gocce di salsa che colano quando addenti il tenero panino, eppure ho sentito come ineludibile la necessità di annotare qualcosa sul lavoro di Italo Bressan per Copernico proprio qui, tra i tavoli interetnici del principe dei fast food, dove si mangia frettolosamente, giurando di non tornarci, nell’attesa di un treno ...

    Il ketchup… i cetrioli… da gustare in fretta, giurando di non tornarci… ma eccomi qui, catturato da irrinunciabili profumi e aromi! “Rosso di fuoco, verde di bile”, quadro acquistato d’istinto – fast purchase – ammaliato da colori e trasparenze, oggi irrinunciabile presenza che mi attende ogni volta che entro nel mio ufficio di Roma …

    … Tre, cinque, sette. Il vaso di Pandora, il quadrato imperfetto, la cabala … riferimenti impegnativi, tra le mani di Italo, per nasconderne lo spirito goliardico. Italo Bressan, artista dall’inconfondibile passo ciondolante, malcelato guascone dallo sguardo camaleontico, riesce ad imporsi il rigore solo davanti ad una tela, una carta, un vetro, prefigurando, meticoloso, quello che noi percepiremo solo dopo che tra la sua mente e la sua mano si sarà realizzato quel momento di relazione magica che conduce all’opera.

    Niente è casuale nel suo lavoro. Ciascuna opera è frutto di quella oculata premeditazione e laboriosa ricerca introspettiva che la rende profondamente diversa da tutte le altre, smentendo quanti, con analisi frettolosa, vorrebbero far apparire il lavoro dell’artista scontato e facile, freddamente emulo di se stesso. Ogni quadro è, invece, unico e naturalmente armonico, anche quando a narrare è lo stridere dirompente di colori che, pur non amandosi, convivono per svelare sensazioni. C’è un tono d’incanto nel pulsare delle cromie, nelle loro precipitanti verticali e nelle repentine risalite, né le une né le altre segno di un inconsapevole automatismo gestuale dell’artista, ma turbolente spole informali che costruiscono la trama del suo racconto, sia nelle grandi opere monumentali, sia in questi piccoli, piccolissimi e preziosi assaggi bressaniani che, mescolando rigore e colore, pensiero e spensieratezza, diventano oggi il segno di cui Copernico ha voluto far dono, per questo bisestile 2004, ai propri (invidiati) amici migliori.

Antonio Cossu, dicembre 2004