Maria Rita Ceriani per Copernico
"Senza titolo" – Tecnica mista, inchiostro di china e acrilico su
carta - misure diverse
-- o --
Nasce a Cerro Maggiore (Milano). Frequenta il Liceo Artistico di Brera. Continua
gli studi umanistici e si laurea in Psicologia all’Università di Padova.
-- o --
Lei è così, prendere o lasciare! Insieme esuberante e sorniona, brillantemente
loquace e silenziosamente pensierosa, cruda e affabile, forte e indifesa,
appariscente e intima, instancabile e pigra, turbolenta e riflessiva, gioiosa e
tormentata, indisciplinata e rigorosa, complessa e semplicemente trasparente,
mai noiosa. Così la sua pittura.
Il tempo – molto – è
trascorso senza riuscire a sopprimere irrimediabilmente l’incantesimo
dell’ispirazione. Anni di movimentata e gratificante routine hanno solo
temporaneamente sospeso l’urgenza del creare. Poi la ripresa, il cercarsi, il
crescendo dal rigore del timido ritorno all’esplosione liberatoria del segno,
fino a quella personalissima scansione spazio-tempo che rende unici i suoi
ultimi lavori, tasselli tormentati di un’idea di pittura.
Maria Rita Ceriani si è trovata
(più probabilmente si è ritrovata, forte della puntigliosa determinazione che
le suggeriva di poterci riuscire) e oggi assapora fino in fondo e con piena
consapevolezza il proprio linguaggio espressivo. Sapientemente passando
dall’acrilico all’olio riscoperto, dall’assemblaggio armonicamente casuale
alla composizione multimaterica, dalla leggerezza del piumaggio orientale alla
lacerante lamina di vetro, l’artista narra le sue personali verità, senza
supponenza, interrogandosi e interrogando lo spettatore che – stupito – non
di rado rileva tracce non labili di vera monumentalità nei suoi segni
prescultorei. Non c’è compiacenza nel suo lavoro. L’idea che il segno sia
banalmente decorativo non ti sfiora neppure mentre osservi la pulizia dei fondi,
coscienziosamente voluta per poter meglio leggere la purezza del tratto, della
forma.
E’
percettibile il piacere di Maria Rita nel sentirsi assolutamente se stessa e non
l’emulo di altri. E’ forse presunzione parlare del proprio lavoro senza mai
confessare debiti nei confronti di altisonanti nomi del contemporaneo? E’
forse malizioso vezzo lasciare ad altri la citazione delle assonanze con Franz
Kline, Robert Motherwell, James Turrel o quelle con talune delle vibrazioni di
Mark Rotko o con la potenza formale di Eduardo Chillida?
Questo è l’interrogativo che
Copernico propone ai fortunati destinatari di questo tradizionale pensiero
augurale, l’undicesimo di una serie ormai preziosa, affinché al piacere di
ricevere una piccola opera d’arte si sommi la curiosità di scoprire
un’artista finora volutamente nell’ombra, ma ormai pronta a raccogliere i
frutti della propria ricerca.
Antonio Cossu, 2003 dicembre