Maria Rita Ceriani - 2003
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   Maria Rita Ceriani per Copernico

    "Senza titolo" – Tecnica mista, inchiostro di china e acrilico su carta - misure diverse

    Esemplari unici. Realizzati nel novembre 2003.

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    Nasce a Cerro Maggiore (Milano). Frequenta il Liceo Artistico di Brera. Continua gli studi umanistici e si laurea in Psicologia all’Università di Padova. Ha vissuto e lavorato a Louvain la Neuve (Belgio) e a Venezia. E’ a Trento dal 1994, dove ha proseguito l’attività artistica.

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    Lei è così, prendere o lasciare! Insieme esuberante e sorniona, brillantemente loquace e silenziosamente pensierosa, cruda e affabile, forte e indifesa, appariscente e intima, instancabile e pigra, turbolenta e riflessiva, gioiosa e tormentata, indisciplinata e rigorosa, complessa e semplicemente trasparente, mai noiosa. Così la sua pittura.

     Il tempo – molto – è trascorso senza riuscire a sopprimere irrimediabilmente l’incantesimo dell’ispirazione. Anni di movimentata e gratificante routine hanno solo temporaneamente sospeso l’urgenza del creare. Poi la ripresa, il cercarsi, il crescendo dal rigore del timido ritorno all’esplosione liberatoria del segno, fino a quella personalissima scansione spazio-tempo che rende unici i suoi ultimi lavori, tasselli tormentati di un’idea di pittura.

     Maria Rita Ceriani si è trovata (più probabilmente si è ritrovata, forte della puntigliosa determinazione che le suggeriva di poterci riuscire) e oggi assapora fino in fondo e con piena consapevolezza il proprio linguaggio espressivo. Sapientemente passando dall’acrilico all’olio riscoperto, dall’assemblaggio armonicamente casuale alla composizione multimaterica, dalla leggerezza del piumaggio orientale alla lacerante lamina di vetro, l’artista narra le sue personali verità, senza supponenza, interrogandosi e interrogando lo spettatore che – stupito – non di rado rileva tracce non labili di vera monumentalità nei suoi segni prescultorei. Non c’è compiacenza nel suo lavoro. L’idea che il segno sia banalmente decorativo non ti sfiora neppure mentre osservi la pulizia dei fondi, coscienziosamente voluta per poter meglio leggere la purezza del tratto, della forma.

     E’ percettibile il piacere di Maria Rita nel sentirsi assolutamente se stessa e non l’emulo di altri. E’ forse presunzione parlare del proprio lavoro senza mai confessare debiti nei confronti di altisonanti nomi del contemporaneo? E’ forse malizioso vezzo lasciare ad altri la citazione delle assonanze con Franz Kline, Robert Motherwell, James Turrel o quelle con talune delle vibrazioni di Mark Rotko o con la potenza formale di Eduardo Chillida?

     Questo è l’interrogativo che Copernico propone ai fortunati destinatari di questo tradizionale pensiero augurale, l’undicesimo di una serie ormai preziosa, affinché al piacere di ricevere una piccola opera d’arte si sommi la curiosità di scoprire un’artista finora volutamente nell’ombra, ma ormai pronta a raccogliere i frutti della propria ricerca.   

 Antonio Cossu, 2003 dicembre