Matteo
Boato per Copernico
"Mani" – Pastello ad olio e matita su carta
- 210x210 mm.
“Coro” – Pastello ad olio e matita su carta
- 210x210 mm.
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Nasce a Trento il 6 ottobre 1971. Si diploma nel 1992 in chitarra classica ed insegna lo strumento dal 1987 al 1997 in alcune scuole musicali regionali. Nel 1997 si laurea in ingegneria civile. Nel 1998 consegue il “Diploma di igiene e medicina ambientale applicato all’architettura bioecologica” (HSA di Torino).
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Ha esposto a Berlino e a Trento nel 1999. Nel 2001 a Caldonazzo, Roncegno,
Trento. Nel 2002 a Castel Toblino, Trento, Mogliano Veneto e Sarche.
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In un tempo tanto lontano che non so, dopo un improvviso pianger del cielo, un grande arco di luce squarciò il luminoso grigio e si aprì un varco, congiungendo in immenso abbraccio monti e valli. Ammaliando le guardie con celestiale suono di liuto, un ignoto dirompente boato interruppe l’estasi del creato e riuscì a rubare al grande arco un pizzico di ciascuno dei suoi colori. Nessuno protestò, perché il boato promise di usarli – il rosso, l’arancio, il giallo, il verde, l’azzurro, l’indaco ed il violetto – e di ben mescolarli tra loro solo per realizzare opere che quell’estasi sarebbero state in grado di riproporre.
Così, fedele al patto con madre
natura, Matteo Boato dipinge le sue case con i caldi colori dell’iride,
segnando corti e piazze, balconi e bifore, camini e portali con rapidi tratti
che si intersecano lacerando la materia cromatica. La composizione si sviluppa
con ritmica armonia, proponendo architetture improbabili, piani uniformi,
severi, eppure rasserenanti e protettivi, muti custodi degli intimi segreti di
stanze occulte. E guardi il tutto potendoti permettere di sognare, di immaginare
brulicanti folletti rincorrersi negli stretti vicoli o girotondare in piazza o,
ancora, far capolino da una o dall’altra delle mille fessure che occhieggiano
dai rossi, dalle terre, dagli ocra di quelle case-pareti fantastiche.
Non tradisce il suo impegno con l’iride, Matteo Boato, neppure quando fa
scorrere il pennello dalle case alle cose, alle mani che raccolgono e
racchiudono – anch’esse protettive – l’impalpabile aura del grande arco
di luce progenitore. Egli continua il suo incantato percorso, lambendo appena le
strade già percorse da Soutine, passando oltre il più accessibile Gaudenzi,
non curandosi neppure di mascherare assonanze con certe correnti primitiviste,
con taluni spunti naives, conscio di dover rispondere solo alla sua ansia di
raccontare bellezza e naturale luminosità.
Dieci. Sono 10 anni, ormai, che
Copernico guarda all’arte del nostro territorio con attenta capacità
d’indagine, permettendosi di rimanere autonoma nel definire i criteri di
selezione degli autori che anno dopo anno rende partecipi del proprio progetto.
Esaminando il trascorso e sommandolo alla scelta effettuata per questo anno
2002, si può affermare che il tempo comincia a misurare in positivo le ragioni
di questa sensibile committenza.